DONAZIONE IN VITA E IN SUCCESSIONE COME INFLUENZANO L'EREDITA'

1. La donazione in sintesi
La donazione è un contratto con cui una persona (il donante) trasferisce gratuitamente a un’altra persona (il donatario) un bene, un denaro o un diritto, riducendo così il proprio patrimonio.
Non è considerata donazione la semplice intestazione di un bene al nome di un figlio, se non è accompagnata dall’intenzione di arricchire definitivamente il beneficiario.
Le donazioni vanno differenziate da: rinunce ad azioni o diritti; contratti a favore di terzi; situazioni in cui il bene viene solo gestito o amministrato dal figlio, ma resta in realtà del genitore.
2. Effetto delle donazioni sulla successione
La donazione in vita ha un effetto immediato: riduce il patrimonio del donante e, quindi, la massa ereditaria che resterà dopo la sua morte. Il bene donato, di regola, non rientra nell’eredità, perché è già stato trasferito a titolo gratuito in precedenza.
Il problema nasce quando le donazioni in vita vanno a intaccare la quota che la legge riserva a specifici familiari (chiamati legittimari).
In questi casi, la successione non è più quella che il defunto sperava o immaginava, e il tribunale può intervenire per “pareggiare” le situazioni.
3. Quota disponibile vs quota di legittima
Il diritto successorio italiano distingue due parti fondamentali del patrimonio:
Quota disponibile: la parte del patrimonio sul cui utilizzo il defunto può decidere liberamente, con il testamento o con donazioni.
Quota di legittima: la parte che la legge riserva obbligatoriamente ad alcune categorie di familiari (legittimari), anche se il defunto volesse destinarla ad altri.
I legittimari sono in genere il coniuge e i figli (o, in assenza di discendenti, i genitori o altri ascendenti).
La quota di legittima cambia a seconda della composizione familiare:
Coniuge + un figlio: 1/3 al coniuge, 1/3 al figlio, 1/3 disponibile
Coniuge + due o più figli: 1/4 al coniuge, 1/2 ai figli, 1/4 disponibile
Solo un figlio: 1/2 al figlio, 1/2 disponibile
Due o più figli: 2/3 ai figli, 1/3 disponibile
Solo il coniuge: 1/2 al coniuge, 1/2 disponibile
Solo gli ascendenti: 1/3 agli ascendenti, 2/3 disponibile
Ogni donazione in vita, soprattutto grosse operazioni, dovrebbe essere fatta tenendo presente questi limiti. Se si supera la quota disponibile, la legge offre strumenti per tutelare i legittimari – e quindi per mettere a rischio la donazione stessa.
4. La collazione: "restituire" la donazione all’eredità
La collazione è un meccanismo di garanzia dei legittimari: obbliga i coeredi che hanno ricevuto donazioni dal defunto a “restituirle” simbolicamente alla successione, per livellare gli assegni tra tutti.
In pratica: si sommano tutti i beni presenti al momento della morte; si aggiungono, con il loro valore attuale, le donazioni ricevute in vita;
si calcola la quota di legittima sulla base di questo patrimonio “ricostruito”; si verifica se le donazioni hanno già soddisfatto, in tutto o in parte, la quota dovuta.
Se la donazione ha “anticipato” una quota che spettava a un erede, il valore della donazione verrà computato come parte della quota che gli spetta di diritto, e non si considererà più un arricchimento ulteriore.
Dispensa dalla collazione
Il donante può dispensare un erede dall’obbligo di collazione: in pratica, gli riconosce la donazione come già parte integrante della sua quota, senza che la cosa torni poi a pesare nella successione.
La dispensa: deve essere esplicita (nel testamento o nell’atto di donazione); vale solo entro i limiti della quota disponibile;
se la donazione è addirittura superiore alla disponibile, la parte eccedente potrà essere ridotta o contestata.
5. L’azione di riduzione: quando la donazione “lede” gli eredi
Se le donazioni in vita hanno intaccato la quota di legittima, il legittimario può proporre l’azione di riduzione.
Questa è la via giudiziaria grazie alla quale il giudice può: dichiarare inefficace, in tutto o in parte, la donazione e obbligare il donatario a restituire il valore corrispondente.
Viene seguito un ordine di priorità: Prima si riducono le donazioni più recenti;
Poi si procede a ritroso, fino a reintegrare la quota di legittima lesa.
In pratica, anche una donazione fatta 10 anni prima può essere contestata alla morte del donante, specialmente se ha privato un erede di una quota che la legge gli riconosceva.
6. Come calcolare la quota di legittima in presenza di donazioni
Per valutare se la donazione è stata “pericolosa” dal punto di vista successorio, si usa il coacervo, un’operazione di somma fittizia:
si sommano i beni presenti al momento della morte; si aggiungono le donazioni in vita, con il loro valore al momento della successione;
si ricalcolano le quote di legittima;
si verifica se esse sono state già “soddisfatte” dalla donazione o se sono state compressate.
Un avvocato  preparato può aiutare a bilanciare aspetti civilistici e fiscali, per scegliere la strada meno onerosa e più sicura.
8. Rischi per il donatario e per chi compra un bene donato
Chi riceve una donazione deve essere consapevole di alcuni rischi pratici: Contestazioni future: un erede può proporre l’azione di riduzione anche dopo molti anni; Restituzione del valore: può essere richiesto il rientro del valore ricevuto nella successione, con conseguente rivalutazione del patrimonio ereditario;
9. Come organizzare le donazioni in modo sicuro
Per evitare contenziosi e tutelare tutti i familiari, è opportuno adottare alcune semplici ma efficaci cautele:
Verificare la quota disponibile: prima di effettuare donazioni di valore, calcolare la quota disponibile in base alla situazione familiare attuale.
Valutare le dispense dalla collazione: se si vuole favorire un figlio, la dispensa dalla collazione può evitare future contestazioni.
Consultare un avvocato: specialmente quando si tratta di patrimoni di valore o di famiglie “composte”, un avvocato può aiutare a simulare la successione, con e senza donazioni, e a valutare rischi e opportunità.
Prevedere il testamento: anche quando si fanno donazioni in vita, può essere utile affiancare un testamento con cui si bilancia la situazione, magari assegnando la quota disponibile agli altri eredi.
Per un avvocato, la stessa chiarezza permette di consigliare i clienti in modo preventivo, evitando donazioni “a rischio” e orientando verso soluzioni più equilibrate e meno conflittuali

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